giovedì 8 settembre 2011
Comunicazioni e saluti
martedì 6 settembre 2011
Istituto Freudiano Diffusione
La femminilità nel XXI secolo
INTERVENGONO
Manuela FRAIRE, Psicoanalista Membro ordinario con funzione di training Società Psicoanalitica Italiana
Federica GIARDINI, Docente di Filosofia politica, Università Roma Tre
Antonio DI CIACCIA, Psicoanalista AME Membro Scuola Lacaniana di Psicoanalisi, Presidente Istituto freudiano
COORDINA: Laura STORTI, Psicoanalista Membro Scuola Lacaniana di Psicoanalisi, Docente incaricato IF, Presidente Il Cortile – Consultorio di psicoanalisi applicata
LUOGO
Casa Internazionale delle donne, www.casainternazionaledelledonne.org - via della Lungara 19 – ROMA (zona Trastevere)
INFO
Incontro gratuito prenotazione obbligatoria.
www.istitutofreudiano.it
Bus da Stazione Termini 64 oppure 40 scendere fermata Chiesa Nuova
Sabato 10 settembre
ore 9,00 – 12,30
Quale formazione per la direzione della cura psicoanalitica?
DISCUSSIONE CLINICA con la partecipazione di
Bernard SEYNHAEVE, psicoanalista Membro dell’Ecole de la Cause freudienne, ex AE, Diploma di specializzazione in gestione ospedaliera (Un. Cattolica di Lovanio), Direttore de Le Courtil (Belgio) Istituzione per bambini e adolescenti
PRESIEDE
Paola FRANCESCONI, psicoanalista AME, presidente della Scuola Lacaniana di Psicoanalisi e Docente dell’Istituto freudiano
COORDINA: Antonio DI CIACCIA
Presentazione di casi clinici di Allievi dell’Istituto freudiano
ore 14,00 – 17,45
PRESIEDE: Paola FRANCESCONI
COMMENTA: Bernard SEYNHAEVE
COORDINA: Antonio DI CIACCIA
PRESENTANO: Vincenzo MESSINEO, Arianna PAGLIARDINI, Massimiliano REBEGGIANI
Domenica 11 settembre
ore 10,00 – 13,00
COORDINA: Antonio DI CIACCIA
Tesi di Allievi dell’IF
Tesi DSA di M. Laura TKACH
INFO
Incontro gratuito prenotazione obbligatoria.
www.istitutofreudiano.it
Bus da Stazione Termini 64 oppure 40 scendere fermata Chiesa Nuova
Trentennale Jacques Lacan: Seminario XX il 5 settembre nelle librerie

QUATTRO DOMANDE AL VOLO
a Antonio Di Ciaccia, curatore della pubblicazione in italiano della opera di Lacan. A proposito della prossima nuova edizione del Seminario XX Ancora di Jacques Lacan per i tipi di Einaudi.
di Laura Rizzo - SLP Roma
1. Nella quarta di copertina, annunciando che il Seminario XX tratta del godimento femminile, Lei parla di una novità non relativa ma assoluta: Come si colloca oggi la "assoluta novità nel campo psicoanalitico" introdotta da Lacan nel Seminario del 1972/3 di cui una nuova edizione pronta per uscire in libreria?
ADC: Nella quarta di copertina,in effetti dico che si tratta di una novità assoluta. Lo è, a mio avviso, almeno su due versanti. Primo, sul versante della teoria psicoanalitica propriamente detta. Solo Lacan riesce a far uscire la psicoanalisi dalle paludi in cui si era ritrovata, rimettendo ogni cosa a suo posto e risolvendo quel paradosso che aveva assillato gli psicoanalisti dal tempo di Freud. Paradosso che potremmo formulare in questi termini: com’è possibile sostenere il primato del fallo per ambo i sessi e, contemporaneamente, ribadire che le donne hanno una loro autentica, particolare specificità? La risposta che Lacan dà in questo Seminario è articolata in modo chiaro. Essa apre su un secondo versante, a cui in verità Lacan accenna appena, e che riguarda quello che la teoria analitica può apportare al nostro mondo in quanto tale. Infatti il campo aperto, non chiuso, non circoscritto, non delimitato dalla funzione fallica, non è solo quel campo che si rivela essere la dimora degli psicoanalisti, i quali sono sempre unici ma non soli, singolari ma non eccezioni, ai quali non si addice il far gruppo quanto piuttosto l’attenersi a un discorso specifico, discorso che rifugge il potere e l’uso del potere ma non già l’etica e l’uso dell’etica. A me è parso che con questo Seminario Lacan apra una porta, senza varcarne in modo manifesto la soglia, ma indicando varie situazioni in cui l’uso della nuova logica da cui egli ricava la posizione femminile relativa al godimento sia di insegnamento per un cambiamento anche a livello sociale e, direi, politico.
2. Come incide nei discorsi? O meglio: Che incidenza rappresenta la svolta di questo Seminario in ciò che riguarda il "nuovo ordine simbolico del XXI secolo. Non è più quello che era...", asse del prossimo Congresso AMP a Buenos Aires?
Il Seminario XVII, Il rovescio della psicoanalisi, è un punto di arrivo di un lungo percorso. Lo si potrebbe pensare compiuto, completo, finito.E’ con meraviglia che rivediamo Lacan riprendere la strada del ricercatore. In fondo che cosa cerca in quel Discorso che non sarebbe del sembiante, titolo del Seminario che segue Il rovescio della psicoanalisi se non qualcosa che arriva a dirsi nel Seminario XX, Ancora? Ma laddove egli giunge in questo Seminario non è forse un approdo che da un lato conferma là dov’era arrivato con i quattro discorsi: ossia che non c’è discorso se non del sembiante ? Ma d’altro lato non rivela forse che c’è stato un altro ribaltamento, un nuovo rovesciamento che non riporta le cose allo stato iniziale ? Mi sembra che l’intervento di Jacques-Alain Miller a Commandatuba, Una fantasia, dia le coordinate per ripensare questi rovesciamenti che non riportano allo statu quo ante, ma portano del nuovo. Sia dal punto di vista della posizione dello psicoanalista nel suo campo che gli è proprio, sia nel campo più vasto che concerne allora tutta la società umana. Gli psicoanalisti potranno intervenire in questo nuovo ordine simbolico se terranno conto di queste linee di fuga date da Lacan ed elaborate da Miller.
3. "Risolvere una vecchia questione relativa al godimento" che capitolo apre per la politica del sintomo?
Lo spostamento che Lacan opera dal godimento fallico, dal godimento della parola, alla presa in conto di un godimento silenzioso, maggiormente correlato con il corpo in quanto tale, porta Lacan a enucleare le diverse posizioni del sintomo: dal sintomo che parla al sintomo che gode, dal sintomo che parla e si lamenta al sintomo che tace e si gode. E’ chiaro che è in questione tutto l’ultimo Lacan, non parlo solo del suo insegnamento che è piuttosto silenzioso al riguardo. Parlo della sua pratica. Pratica che dobbiamo a Jacques-Alain Miller il fatto di metterla in luce, punto per punto. Si potrebbe dire che nella sua pratica l’ultimo Lacan, per operare, non faceva ricorso alla parola ma al corpo. Un corpo a cui aveva dato il compito di parlare e di interpretare. Si vede come per uno psicoanalista la strada da percorrere resta lunga e impervia, se vuole essere all’altezza del suo compito.
4. Che prospettiva coinvolge questa novità riguardo il sintomo della politica? (è stato Lei a parlare del non- tutto delle democrazie, che lettura fa delle dette crisi della politica? )
Mi ha sempre colpito il posto che secondo Lacan la psicoanalisi dovrebbe avere nelle cose umane, nella società, nel mondo. In realtà generalmente o è molto parco oppure, com’egli usa fare, ricorre a metafore che devono essere decostruite. Mi riferisco al Seminario Il rovescio della psicoanalisi, in modo manifesto il più politico. Eppure, io ritengo che un punto massimo di una riflessione sul politico a partire dall’insegnamento di Lacan non possa non partire da quella nuova logica che egli mette in esercizio a proposito del godimento femminile. L’uno per uno, o meglio, l’una per una, poiché pur interessando anche coloro che si ritrovano a essere anatomicamente maschi è in quanto presi dal godimento femminile che la cosa li riguarda, ebbene l’una per una comporta di suo una modalità nuova di socità, di socialità, di aggregazione, direi di complicità. Quella complicità che Lacan avrebbe voluto avere, e che non gli è stata concessa, e che si rivolge ad altre persone che sono nella medesima posizione sua, quella del monos, persone che tendono tuttavia una per una verso quel sapere della struttura che le coinvolge. Come vede ritorno al mondo psicoanalitico. Ed è vero, è tanto difficile far emergere un tale funzionamento in quel mondo lì, figurarsi in quell’altro là che a giusto titolo Lacan chiama im-mondo. Comunque, è qui, che a mio parere, potrà sorgere una nuova modalità, inedita, di democrazia. So che Lacan aveva un’idea più pessimistica e riteneva che invece di prendere quella strada da lui indicata ci si sarebbe precipitati sulla strada lastricata dalle conseguenze dell’evaporazione del padre: con tutte quelle cicatrici che si chiamano segregazioni, a tutti i livelli.
lunedì 5 settembre 2011
SLP Attività nazionali (Agenda)
vi invio il promemoria delle attivita' nazionali della Scuola di quest'anno
affinche' possiate prenderne nota sul vostro calendario.
22 ottobre: Milano, Forum su *La psicoanalisi di fronte alle angosce della
civiltà: crisi economica, politica spirituale*
3 dicembre: Roma, Insegnamento degli AE.
Interverranno:
Paola Bolgiani: *Posizione femminile: tra sembiante e reale*, al mattino
Sergio Caretto:*Un nome, un programma*, al pomeriggio
4 febbraio: Milano, Conversazione Clinica con il Presidente AMP Leonardo
Gorostiza su:
*A cosa punta l'interpretazione, oggi?*
5 febbraio: Milano, incontro del Presidente AMP con Membri e Partecipanti
alle Attività della Scuola
9 e 10 giugno: Bologna, X Convegno Nazionale della SPL su: *Molteplicità
delle identificazioni e unicità del godimento*
Queste attività terranno conto del tema del prossimo Congresso Mondiale AMP
che si svolgerà dal 24 al 28 aprile a Buenos Aires ed avra' per titolo:
*El orden simbólico en el siglo XXI. No es más lo que era. ¿Qué
consecuencias para la dirección de la cura?* (L'ordine simbolico nel XXI
secolo. Quello che era
prima, non è più. Quali conseguenze per la direzione della cura?)
Il 19 agosto scorso avete ricevuto da SLP Corriere la traduzione del
comunicato con le modalità di iscrizione. Ulteriori informazioni potete
averle cliccando sul logo del Congresso nella prima pagina del sito on line
della SLP
A breve riceverete le informazioni dettagliate con il programma del Forum.
Tra poco apriremo il dibattito on line preparatorio all'argomento.
L'occasione è propizia per accogliervi anche interventi sul trentennale
della morte di Jacques Lacan che si sta celebrando in questo periodo.
Un caloroso augurio di buon inizio dell'anno, arrivederci a presto sulla
lista e a Milano
Paola Francesconi
sabato 3 settembre 2011
SLP Rientro lacaniano
Cari Colleghi,
il rientro lacaniano è stato preceduto da importantissimi eventi, che hanno accompagnato le nostre vacanze “non tutte”, come dice, a voce bassa ma decisa, la struttura.
Il trentennale della morte di Jacques Lacan ha avviato le sue celebrazioni con il Calendario Lacan di Judith Miller, contenente l’annuncio dell’uscita del Seminario XIX, Ou pire.. e del testo Je parle aux murs,
in contemporanea all’uscita del libro di Jacques-Alain Miller Vie de Lacan.
Su TLN del 20 agosto scorso, pubblicato sulla nostra lista in versione italiana, avete avuto queste informazioni, nonché la pubblicazione degli estratti degli interventi in risposta all’articolo apparso su Le Point del 18 agosto Que reste-t-il de Jacques Lacan? di M. Schneider, articolo denso di spesse ombre. Si sono potuti verificare, una volta di più, attraverso quello che lì scrive l’autore, gli inveterati pregiudizi che investono ancora oggi la figura di Lacan, e l’appassionata ignoranza che anima l’ambivalente ascolto dei più noti aforismi lacaniani.
I numeri di Lacan Quotidien, il bollettino che ci ha accompagnato dall’agosto fino all’attuale numero 10, e ci accompagnerà fino al 17 ottobre, saranno, almeno alcuni fra essi, tradotti, nei limiti del possibile, data la celerità della loro uscita, e compatibilmente con le forze a nostra disposizione. Alcuni Colleghi dell’équipe traduzione sono al lavoro per questo, e Maria Laura Tkach guida, al momento, la coordinazione dell’attività di traduzione.
Anche in Italia, l’uscita dell’edizione italiana del Seminario XX, Ancora, a cura di Antonio Di Ciaccia, si aggiunge agli eventi commemorativi in corso, di cui siete puntualmente informati dalla nostra lista.
Prenderemo l’occasione del prossimo dibattito on line, che avvierà tra non molto la preparazione del Forum del 22 ottobre a Milano, per raccogliere anche interventi che si inscrivano nel solco di queste importanti celebrazioni del trentennale. Invito fin da ora tutti voi ad intervenire numerosi in tal senso.
Qui di seguito, il promemoria della tavola rotonda del 6 settembre a Parigi con la partecipazione di Jacques-Alain Miller.
Per ora, un augurio di ottima ripresa lacaniana, un caro saluto e a presto
Paola Francesconi
martedì 6 septembre alle 21.00
e fino alle 23.00
presso pullman paris montparnasse
19, rue du commandant rene mouchotte - 75014 paris
metro gare montparnasse o gaité
La Rentrée Sera Lacanienne
tavola rotonda e dibattito con il pubblico
in occasione della pubblicazione dei libri e delle riviste
jacques lacan testo stabilito da Jam
le séminaire XIX …ou pire
je parle aux murs
jacques-alain miller vie de lacan (I-VIII)
le diable probablement pourquoi lacan
la cause freudienne lacan au miroir des sorcières
lacan quotidien en ligne
trent'anni dopo la morte di lacan
quale politica e quale strategia per il pianeta psy ?
tavola rotonda dell’école de la cause freudienne
animata da martin quenehen, produttore a france culture
con la participazione di
jacques-alain miller
sabato 25 giugno 2011
Prossima Attività Lunedì 27 Giugno

Dell'analista nella clinica con l'équipe (andata e ritorno):
L'équipe sempre mancata (Paola D'amelio)
L'analista da solo, non senza l'équipe (Laura Storti)
Una posizione diversa (Giovanna Romano)
Dell'analista nella clinica (andata e ritorno):
"E' pazza o non è pazza" (Maria Rita Conrado)
L'assassina e l'assassinata: dal trauma al lutto (Francesca Carmignani)
Tra l'attesa e il taglio (Monica Vacca)
Dal non possum alla resa (Céline Menghi)
Interventi dei discutants e domande della sala. Avvio della conversazione.
martedì 7 giugno 2011
Attenzione Cambio data del Verso Pipol V 27 Giugno

domenica 22 maggio 2011
Diffusione
sabato 21 maggio 2011
Diffusione: Democrazia reale/ ELP Il foro di Madrid

"Las Servidumbres Voluntarias"
Madrid, Sábado 11 de junio de 2011. Círculo de Bellas Artes
A-forismo
Paloma Blanco Díaz
“Pueblo manso, buen esclavo” Una de las consignas de los jóvenes integrantes del movimiento ciudadano “Democracia real ya”/ Una delle consegne dei giovani integranti del movimento cittadino "Democrazia reale già!
Più informazione http://www.elpais.com/articulo/madrid/Indignados/acampados/elpepiespmad/20110517elpmad_2/Tes
Sottoscrizione: olga.monton.al@gmail.com <mailto:olga.monton.al@gmail.com
Sei invitato a visitare il nostro blog: http://loqueevaluacionsilencia.blogspot.com/ <http://loqueevaluacionsilencia.blogspot.com/> e darci la tua amicizia in Facebook de Servidumbres Voluntarias.
Buona lettura!
sabato 7 maggio 2011
Recensione Roma verso Catania

La Scuola lacaniana di psicoanalisi, Segreteria di Roma ospita nella splendida cornice della Casa Internazionale delle donne, un incontro preparatorio al Convegno Nazionale di Catania, che avrà luogo il prossimo 11 e 12 giugno col titolo: Modernità della psicoanalisi. Nella clinica, nella cultura, nel sociale. Apre i lavori la Presidente Paola Francesconi, disegnando il tratto che distingue la Scuola lacaniana di psicoanalisi del Campo freudiano, nella sua modalità di approccio a quello che ha chiamato una esperienza del reale: reintroduzione di ciò che la Medicina ha scartato nel suo passo alla scienza moderna; qualcosa che non rientra nella padronanza del linguaggio e che scardina l'omeostasi della realtà. La psicoanalisi, spiega Paola Francesconi indicando un testo di J. Lacan (pubblicato da La Psicoanalisi nel n. 32 ) dal titolo Psicoanalisi e medicina, ha il compito di reintrodurre quello che la scienza scarta. L'operazione si avvale di un sapere avvertito del suo statuto, quello di non poter tradurre tutto al significante, di cui solo una soluzione di ordine singolare ne risulta la conseguenza, caso per caso. Chi queste righe scrive, coordinatrice del tavolo, presenta, partendo dall'introduzione, i tre momenti che ne seguiranno, con i contributi dei membri e partecipanti alle attività della Segreteria di Roma.
Il primo momento riguarda la modernità della psicoanalisi nella clinica: dal gruppo all'équipe - con due testimonianze di che cosa significa l'emergenza del desiderio inedito prima di Freud e che Lacan chiama desiderio dell'analista. La tavola vede i contributi di Maria Rita Conrado, membro SLP, che propone: Dallo psicodramma al desiderio dell’analista: una testimonianza. E di Paola D'Amelio, membro SLP che propone: Lo schizzo. Maria Rita Conrado porta avanti la propria interrogazione, toccata nella molla della sua pratica nel gruppo di psicodramma, ci testimonia dell'incontro con la psicoanalisi, con l'analista, il controllo, le istituzioni del campo freudiano, e la conseguenza nella pratica clinica. Ella arriva a porsi una domanda che Lacan apre con effetti illuminanti nell'esordio del suo insegnamento: "Cosa vuol dire parlare", più precisamente, prendere la parola? che responsabilità suppone misurarsi con le sue conseguenze? Paola D'Amelio ci porta la sua esperienza dietro la richiesta della responsabile di un progetto Casa famiglia della ASL riguardo un Intervento di Assistenza domiciliare. Paola metterà in piede un’équipe su misura del soggetto che è la scommessa di questo intervento. C'è soggetto nella psicosi diceva J. Lacan alla psichiatria della sua epoca. Paola ne assume le conseguenze, nel trattare con il disagio di un giovane, scommettendo sulla sua interrogazione, riuscendo a fare spazio a quel soggetto che potrà così anticipare l'imminenza del fenomeno di cui è oggetto (Antonio Di Ciaccia, membro SLP, sottolinea un punto circa il titolo stesso, che indica la presenza di un fenomeno elementare).
Il secondo momento riguarda la modernità della psicoanalisi nel sociale: il discorso analitico nelle istituzioni. Laura Storti, membro SLP, propone: Appunti sulla valutazione, effetti nella soggettività contemporanea: la valutazione è il modello con cui questo testo fa i conti, i paradossi in cui s'imbattono i Servizi quando si tratta di misurare non un utente ma una persona, donne e minori in difficoltà, che Laura dimostra non essere assimilabili a nessun dato statistico. Anche qui la scommessa è il soggetto, tramite la possibilità di ascoltare l'opacità del sintomo. Monica Vacca, membro SLP, propone nella stessa direzione: Il discorso dell’analista tra normalità e (a)-normalità. Il testo di Monica dà la cornice concettuale all’esperienza di cui fa parte in un progetto "Contro il bullismo" nelle scuole. La sua è una riflessione per un trattamento possibile del disagio scolastico. La posizione da cui operare per non occludere la questione degli insegnanti, studenti, genitori, è di tener conto della a/norma. Anche in questa situazione, la valutazione mostra il suo ineluttabile rovescio.
Il terzo momento riguarda la modernità della psicoanalisi nella cultura: il discorso analitico nell'arte, la sua necessaria funzione di sintomo nella cultura. I testi sollevano la singolarità dell'atto dell'artista e la improprietà di ogni "applicazione" all'arte. Entrambi i contributi, dimostrano l'importanza di non tralasciare ciò che di reale abita il sembiante. Michele Bianchi, partecipante SLP, propone un testo molto articolato che riunisce l'arte, più precisamente il mito del movimento surrealista e la tesi sulla paranoia in Lacan. Ci parla di due incontri che appaiono come determinanti nell'insegnamento di Lacan: Dalì Lacan, Lacan Joyce. Michele Bianchi avverte un surrealismo sui generis, che anticipa la psicoanalisi, nel giovane spagnolo che molto impressionò Freud: Salvador Dalì. Annarosa Mattei, scrittrice, Docente di Lettere, fervida cultrice dell'atto di leggere e del saperlo trasmettere, assidua partecipante invitata alle attività della Segreteria di Roma, propone: (Non) Habemus Papam, riportandoci all’esperienza stessa del "saper leggere" nella trama del testo ciò che circola di reale a vari piani e che a nessuna realtà si può ridurre. Il suo blog ospita un dibattito sul film di Nanni Moretti di cui ci dà notizie e che accende un vivace dibattito nella sala (Carmelo Licitra Rosa, membro SLP, sottolinea l'interesse del film e solleva il suo effetto per la psicoanalisi). La mattinata di lavoro, spezzata da un caffè all'ombra dell’antica magnolia del cortile di questo segreto ambito cittadino, ha visto amici della Scuola, del Campo freudiano, delle associazioni della Casa Internazionale, allievi, docenti e operatori di settore, ma anche personalità della critica (Rocco Familiari), del teatro (Isabel Russinova), e soprattutto tanta voglia di ricreare un incontro in un clima di lavoro che si è potuto cogliere, propiziato dalla nostra Scuola del Campo freudiano, aperta alla città e ai problemi che in diversi campi ci trovano attivi.
per la Segreteria
Laura Rizzo
venerdì 6 maggio 2011

(Non?) Habemus Papam
Laura Cecilia Rizzo
Ho molto apprezzato l’intervento al titolo effettuato da Annarosa Mattei, il richiamo all’imperterrito Burtebly fa luce sulla posizione di un soggetto riguardo il linguaggio (Anna lo dice chiaramente nell’evocare l’ipotetico “preferirei di no” come sicuro rifiuto del mitico infans –senza parola- se venisse consultato nel suo voler entrare nel mondo dei sembianti (“se qualcuno le prospettasi la paura e la pena di vivere” vale a dire la perdita inaugurale, la scelta obbligata).
Reputo che il rifiuto sia in effetti il punto più enigmatico del film. Anche perché come dice Anna non si parla del Vaticano è quindi non è pensabile collocarlo nella storia dei Papi, come si potrebbe forse essere tentati a farlo, riguardo il Grande Rifiuto di Papa Celestino V.
Melville è una creatura eminentemente paradigmatica, non riconducibile alla realtà storica dei Papi. Mi associo a questo lucido invito di Anna.
Un altro paragone mi era venuto incontro uscendo da vedere questo stupendo film di Nanni Moretti, si tratta di un altro eccellente che ricorderete di sicuro: il film di Tom Hooper intitolato The King's Speech, Il Discorso del Re. In effetti, anche Hooper ci poneva di fronte al No. Di fronte al rifiuto della funzione a cui la Storia chiama soggetti destinati a farla, la Storia. Così come Alberto non vuole essere Re, Melville non vuole essere Papa. Ma, a differenza di Bertie ( futuro Giorgio VI) , che tramite la sua balbuzia rende impossibile il dare voce al Re - il quale sa di dover essere- il Papa Melville resta inerme di fronte all'impossibile- reale nomina. In effetti lui non dice No, la voce lo sovrasta. E' un urlo che lo lascia fuori campo finché non arriverà parola. Sarà alla ricerca di quella parola che si lancerà nei vicoli di Roma. Non prima di ascoltare pressoché infans il "famoso" psicoanalista che invece declinerà il suo compito per inviarlo dalla ex moglie, anche lei psicoanalista. In effetti, se il Re potrà fare del rifiuto un sintomo, con l’aiuto di uno eccentrico quanto singolare, ottimo logopedista, il Pontefice non sa cosa farsene di questo urlo. A proposito del divertentissimo psicoanalista interpretato da Nanni Moretti, possiamo ben cogliere che anche lui ha ceduto nel suo desiderio di fare l'allenatore di pallavolo. Purtroppo per la psicoanalisi, quel desiderio non si è mutato in quello di analista; ma niente da lamentare, lui riuscirà a rimettere in gioco niente meno che i deliziosi Cardinali con una memorabile partita mondiale di pallavolo, per molti la scena più riuscita del film. In ogni caso, l'analista allenatore potrà vivere la sua passione con grande bravura e non senza il fallimento al ritiro dei giocatori.
Così, per quanto riguarda il nostro perplesso Papa Melville, la parola si metterà in funzione negli incontri contingenti che lo aspettano dietro l'angolo nella suo piccola fuga. La venditrice di scarpe, il pasticciere, il passeggero sul tram, i teatranti. Tutti in posizione di docili "interlocutori" atti ad incarnare nella contingenza l'oggetto e fare posto al Soggetto qualunque, quello che Lacan insegna, può fungere da soggetto supposto al sapere inconscio. Ecco che vediamo venire fuori la sua grinta attaccando il furor curandis dell'altro in posizione di voler aiutarlo; la propria rabbia nel saper di non sapere cosa ha; la sua ricerca di un qualche sapere (mettendo alla prova la teoria- "fissa" della disperata e dolce analista) e finalmente il proprio desiderio, quello addormentato nel fallimento dell'attore che voleva essere e che finì eclissato nella bravura della sorella. In ogni caso, il suo sapere di aver ceduto quel posto risparmiandone il rischio, viene a galla. La scena nella scena del Il gabbiano di Checov funge come "istante di vedere" e da cornice all'angoscia. Sa di non osare, ecco la sua divisione. Da lì in poi inizia il rientro dalla fuga, che culminerà nel ritornare per indossare le vesti papali, rientrare nel personaggio e recitare la sua parte, questa volta in uso della parola.
Ecco perché rimane enigmatico il finale. E' un No a rispondere alla domanda di ciò che tutti si aspettano? E' un No ad incarnare l'Uno al posto del comando? ha capito Papa Melville che il nuovo ordine simbolico pone in crisi il fulcro dell'Ordine stesso e persino la Chiesa, esperta Simbolico, ne soffre, nel non sapere più come collocarsi per dare un senso e guidare le anime? E' un No che mentendo dice la verità? Ecco il prezioso dono del film di Moretti, finale aperto là dove si aspetterebbe l'ultima certezza.
giovedì 5 maggio 2011

(Non) Habemus Papam
Annarosa Mattei
Il papa di Nanni Moretti si chiama Melville. Molti di noi ricordano la storia di Bartleby lo scrivano, l’impiegato che a ogni richiesta del suo capo ufficio oppone un inspiegabile e netto diniego: “Preferirei di no…” dice sempre Bartleby. “Che significa questa storia?” mi chiesi allora. Me lo chiedo ora di fronte alla storia raccontata con rara maestria da Nanni Moretti, che non può aver chiamato Melville il suo papa senza una ragione. Mi sembrano ottuse le reazioni immediate: il Vaticano si risente; i critici criticano; risibile la partita dei cardinali, dicono molti; deludente la seconda parte del film, dicono altri; la scena del teatro neanche a parlarne; e via di seguito. Quale aggettivo usare per questo tipo di lettura? naturalistica? realistica? Ma il discorso dell’arte non è sempre allegorico? come mai oggi ci sfugge ciò che ai tempi di Dante, di Melville, di Kafka era ovvio? Ma su questo torneremo perché è un tema assai interessante della nostra contemporaneità, talmente avvezza allo scorrimento veloce di immagini e suoni da saper procedere solo in orizzontale senza mai tentare la via dello scandaglio verticale. Il papa non è Ratzinger, i cardinali non sono veri (quelli veri non sono così buoni e inoffensivi..), il Vaticano non è il Vaticano: anche se tutto sembrerebbe essere quel che è, in realtà nulla è quel che è, nell’eterno teatro dell’essere e dell’apparire. Ogni cosa in realtà è qualcos’altro, che si scopre solo scavando. Il papa non è che l’eterno Bartleby lo scrivano, l’io a pezzi, perso in se stesso e nel mondo, la creatura umana che non ce la fa e che direbbe come lui “Preferirei di no..”, se solo qualcuno gli prospettasse alla nascita la paura e la pena del vivere. La storia di (non ) habemus papam, inquadrata tra le grandi braccia del porticato di San Pietro che cinge la piazza ricolma di genti di ogni parte del mondo, racconta il disorientamento globale di ogni uomo, all’interno e all’esterno di sé, la paura di non farcela, di non ritrovare la strada nell’assenza totale dei punti di riferimento. Abbiamo tutti paura, ma ha paura soprattutto chi viene investito di un carico di sovrasenso e che, invece di fare la sua parte e rassicurare quanti ci credono, interpreta al massimo grado l’angoscia da sperdimento: la Chiesa, che dovrebbe essere l’ipotesi di risposta al mondo confuso, non è più in grado di proporre il senso, l’orientamento; i cardinali non ce la fanno a “rimettersi in gioco”; il papa volge le spalle e non ce la fa a “recitare” la sua parte; lo psicoanalista non ce la fa a curare il sistema malato. “La vita è una malattia mortale ” direbbe Zeno Cosini, variante di Bartleby.