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lunedì 5 maggio 2014

Verso il XII Congresso


Oltre il con-senso. Di Cristiana Santini

L’uomo ha fatto di tutto per uscire dal determinismo biologico, prevedibile, naturale, dall’Eden dell’incoscienza. Ha voluto mangiare la mela dell’albero della CONOSCENZA. Ha voluto sapere di esistere e quindi sapere perché esiste. È sorta l’esigenza di darsi un senso.
Jacques Lacan disse che la vita dell’uomo ha a che fare con la narrazione.
William Shakespeare ne “La Tempesta” scrisse: "Noi siamo fatti della stessa sostanza dei sogni; e nello spazio e nel tempo di un
sogno è racchiusa la nostra breve vita”.
La ragione di ogni esistenza viene sempre ricercata nel desiderio, nella volontà di un altro. Che sia Dio, la madre, il padre, l’amante purchè qualcuno ci sia e abbia fornito almeno una traccia per scrivere il proprio romanzo.
Il senso che chiediamo è sempre un CON-SENSO. È questa l’eterna domanda implicita in ogni parola, in ogni discorso: “Cosa sono io per te?”
Lo chiede il bambino alla madre, al padre. Lo chiede, di continuo, la donna all’uomo e, senza ammetterlo, l’uomo alla donna, lo chiediamo da sempre, per sempre, ancora e ancora…. domanda eterna come NON lo è la vita , come NON lo è la risposta….
La risposta, le risposte sono sempre insoddisfacenti. Un vuoto, una mancanza, una solitudine connaturata agli esseri diventati umani SENSATI rimane fra le pieghe di ogni soluzione, di ogni parola, di ogni risposta.
Il peccato originale: voler parlare, voler sapere, ci rende instabili, irrisolti, tragicamente indefinibili, meravigliosamente  misteriosi.
La parola, il sapere ci condannano all’incompletezza ma questa ci permette la creazione, l’arte, la possibilità di superare noi stessi, quel nome, quell’IO SONO di cui ci riempiamo la bocca, fino a soffocare, di superare il determinismo linguistico a cui ogni definizione ci inchioda.
Le parole non riescono mai a dire tutto, a dirlo bene. La verità sfugge annodata alla finzione per il carattere narrativo di ogni spiegazione. Non possiamo che raccontarci e perciò essere sempre altrove, sempre anche soli, sempre oltre il con-senso che cerchiamo incessantemente di trovare in ogni racconto.